venerdì 6 febbraio 2009

Un mezzogiorno al mc donald's...

Oggi a mezzogiorno, una volta arrivato a bologna per seguire le mie lezioni, mi sono allungato a grandi passi verso il mc donald's.

Entrato nel ristorante, dopo che mi sono avvicinato al bancone per aspettare dietro la solita fila di mezz'ora, ho dato uno sguardo verso i tavoli e l'ho visto: un bambino di poco più di 9 anni, seduto su una sedia a rotelle e rapato a zero; probabilmente doveva essere affetto da leucemia o da una patologia simile. Di fianco a lui i suoi genitori, un quadretto di famiglia italiana probabilmente non benestante che trovava un momento di rilassamento e piacere nell'umile sollazzo di un panino.
Ciò che mi ha colpito, in tutto questo, è stato lo sguardo di quel bambino: mi ha guardato con un'aria malinconica, quasi interrogativa, e quello che mi comunicava era una incertezza di fondo, come se si sentisse senza appigli o certezze a cui aggrapparsi in una situazione certo fra le più difficili da accettare: strappato a soli nove anni da una dannata malattia alla gioia di poter godere della primavera della sua vita. Ma la cosa più terribile in quello sguardo è che vi si avvertiva la voglia di abbandonare, di lasciarsi andare... "No bambino, no ti prego! Non farlo!" Avrei voluto urlargli!
Invece l'ho guardato incerto, il coraggio di parlare non m'è venuto: eppure sarebbe stato poco, strapparsi un secondo alla monotonia delle quotidiane etichette con cui ci comportiamo in società solo per potergli dire poche parole di incoraggiamento... Di certo non mi si richiedeva un coraggio da eroi, non mi trovavo a dover tirare fuori le palle per assaltare una posizione o buttarmi giu da un aereo in fiamme fra i colpi degli antiaerei.
Sarebbe stato già qualcosa di incredibile in sè, un miracolo: donare a quello scricciolo la più superba arma per combattere il suo stato, ridonargli quella miscela esplosiva che è la voglia di battersi con tutto, fino a che non rimangono che denti e unghie; proprio quella medicina che al contrario la società, cullandolo fra migliaia di mezze soluzioni, probabilmente voleva negargli.
E tuttora mi ci rivedo davanti a lui, fra le lacrime e con la voglia di urlare a squarcia gola: "TU NON DEVI MOLLARE... NON DEVI MOLLARE MAI!"