venerdì 23 gennaio 2009

La notizia – riportata dal Resto del Carlino di questa mattina –, secondo la quale il presidente del Quartiere, Forlani, si appresterebbe a fare una seduta col Tpo per stabilire eventuali tempi e modi per richiedere alle autorità giudiziarie di chiudere Casa Pound è francamente risibile e sconcertante al tempo stesso. Casa Pound – al pari e più di ogni altro movimento politico – gode già delle attenzioni delle autorità di sicurezza che, però, non hanno mai avuto nulla da eccepire né sulla natura della nostra associazione né sulle attività sin qui svolte, sempre nel rispetto della legalità generale e dei beni pubblici e privati. Sottolineo nel rispetto dei beni pubblici, dal momento che Forlani non si vergogna di compiere questo gesto politico insieme a coloro per i quali – animando cosiddetti “centri sociali” – violenza, sopraffazione, distruzione e danneggiamento dei beni pubblici sono pratiche e reati a cui indulgono spesso e volentieri, seppur nella sostanziale benevolenza della magistratura locale che, anche quando dà corso alle denunce, non arriva mai a condannare i responsabili di tante azione scellerate di cui è buona testimone la stampa locale delle ultime settimane e, ancor meglio, degli ultimi cinque anni. È di ogni evidenza, dunque, la strumentalità politica delle iniziativa, volta non tanto a criminalizzare Casa Pound - dal momento che nessuna istituzione di polizia o giudiziaria degna di questo nome si sognerebbe mai di raccogliere una denuncia del Tpo contro un’altra associazione, accusandola di illegalità. L’acqua, a Bologna, si sa, non può andare a Paderno –, quanto a dare una gravissima copertura politico-istituzionale a un tentativo di aggressione di Casa Pound da parte dei “centri sociali” che, per altro, non mancano mai di arrivare alle minacce di torbidi e di “rappresaglie” anche nei confronti degli esercenti pubblici a cui chiediamo ospitalità per le nostre manifestazioni, come è successo anche nel recente passato. Un atteggiamento – quello di Forlani e dei “centri sociali” – che, questo sì, dovrebbe essere portato all’attenzione della magistratura, essendo un palese tentativo di compressione o annullamento dei nostri diritti politici e costituzionali. Grottesca, infine, la presenza dell’Anpi a questa riunione che, una volta di più, dimostra l’incapacità di questo ente di comprendere che, quando si è generosamente finanziati coi soldi delle tasse dei cittadini, non si dovrebbe mai partecipare a iniziative meramente politiche, anzi, partitiche, anzi ancora, “micro-correntizie”. C’è, invece, del rammarico, per il silenzio del Centrodestra, distante da noi su tanti aspetti della politica, ma da cui, avendo in un recente passato sofferto le conseguenze dei soprusi compiuti dalle stesse frange, seppur con diverso nome (Autonomia operaia/Partito comunista italiano), ci saremmo aspettati, oltre che una più visibile solidarietà, una concreta azione di opposizione a chi confonde le istituzioni cittadine con le stamberghe di periferia del proprio partito. Di sicuro, Casa Pound non si lascia intimidire da queste iniziative – che rappresentano la faccia “presentabile” di una medaglia che a Verona, lunedì scorso, ha significato una bomba contro la nostra sede di là – e sfida chiunque a dimostrare, sotto il profilo della legittimità, di avere alcunché di cui vergognarsi o da nascondere.

Lo dichiara Massimiliano Mazzanti, responsabile Cultura di Casa Pound Bologna

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